23 aprile 2011

Sabato Santo: Gesù scende negli inferi

Riporto qui la conclusione che nel 2000 apponevo alla mia tesi per il baccellierato in teologia, che era appunto dedicata al mistero del Sabato Santo, detto anche la "Discesa agli inferi" di Gesù.
Per chi volesse, trova nell'altro mio blog il testo completo.
Buon Sabato Santo a tutti!

Al termine di questo lavoro non ci resta che invitare alla contemplazione del mistero di Cristo morto tra i morti.
Nel silenzio delle parole umane (sempre inadeguate, seppur bellissime), nel silenzio delle attività mentali e materiali, nel silenzio totale si può toccare il compimento della rivelazione di Dio. Ci siamo accostati ad alcuni contenuti di questo mistero: l'unità personale e antropologica in Cristo e in noi, il vero stato di morte del Figlio di Dio e la portata universale della salvezza. In Gesù Cristo noi scopriamo un'umanità portata fino in fondo e da questo fondo portata al compimento.
Qui, in questa profondità, di fronte alla non-parola di Dio si offre, nella speranza, la possibilità di un nuovo inizio per la pienezza di vita. Accanto ad un morto occorre solo speranza. Speranza di un nuovo inizio: “E tuttavia tutta questa impresa, che scardina le porte del destino, avviene nel più profondo silenzio della morte. La Parola di Dio si è fatta inudibile, e non sale alla superficie notizia alcuna del suo viaggio attraverso le tenebre, che essa può fare soltanto come una non-parola, in una non-forma, attraverso una non-terra, dietro la porta sigillata. E questo stesso fare non è più nulla ormai di attivo, ma soltanto un venir fatto”[H. U. Von Balthasar, Gloria. Nuovo Patto, vol. VIII, Milano 1991, 213].



Facciamo nostre le conclusioni che un altro autore pone al termine della sua ricerca: “Le riflessioni fin qui condotte ci hanno suggerito la notevole importanza della dottrina della discesa agli inferi di Cristo. Sicuramente questo mistero della fede non si adatta facilmente all’orizzonte culturale contemporaneo, ma non per questo va trascurato o dimenticato. In tal senso risulta decisivo un suo annuncio comprensibile nel suo significato soteriologico essenziale… Si tratta di prendere sul serio e di proclamare il grande mistero di Gesù che ha vinto l’inferno una volta per tutte, solidarizzando con l’uomo anche e particolarmente là dove si manifesta l’estremo limite della sua condizione mortale. In questo evento Gesù ha vinto ogni forma d’inferno, che spesso coinvolge l’uomo nella sua vicenda terrena. Molte voci stanno a dirci, infatti, le tante e diverse situazioni infernali che l’uomo contemporaneo purtroppo vive e che lo inducono a volte alla rassegnazione disperata…
Sopra queste voci di disperazione e afflizione si erge l’annuncio della speranza e della vita; l’annuncio di Colui che è solidale con gli uomini dentro la loro situazione infernale e la trasforma per una solidarietà che si spinge oltre l’inferno e la morte. Gesù Cristo è disceso agli inferi non per rimanervi, ma per uscirne vincitore a favore di tutti gli uomini… Trascurare o dimenticare questa profonda verità significa perdere di vista un particolare molto importante della dottrina della salvezza cristiana”[G. Ancona, Disceso agli inferi, Roma 1999, 129].

Per esprimere queste realtà abbiamo bisogno di un linguaggio, comprensibile e allo stesso tempo suggestivo: che non racchiuda cioè la realtà dentro gli angusti schemi di un concetto, ma suggerisca sempre nuove vie, nuove angolature, nuove sfaccettature dell'unico mistero redentivo costituito dall'incarnazione del Figlio di Dio, incarnazione che passa attraverso la morte e giunge alla realizzazione dell'uomo perfetto risorto.



DALL'INTERVISTA DI BENEDETTO XVI ALLA TV ITALIANA

Venerdì 22 aprile 2011



D. – Santità, che cosa fa Gesù nel lasso di tempo tra la morte e la risurrezione? E visto che nella recita del Credo si dice che Gesù, dopo la morte, "discese agli inferi", possiamo pensare che sarà una cosa che accadrà anche a noi, dopo la morte, prima di salire al Cielo?

R. – Innanzitutto, questa discesa dell’anima di Gesù non si deve immaginare come un viaggio geografico, locale, da un continente all’altro. È un viaggio dell’anima. Dobbiamo tener presente che l’anima di Gesù tocca sempre il Padre, è sempre in contatto con il Padre, ma nello stesso tempo quest’anima umana si estende fino agli ultimi confini dell’essere umano. In questo senso va in profondità, va ai perduti, va a tutti quanti non sono arrivati alla meta della loro vita, e trascende così i continenti del passato.

Questa parola della discesa del Signore agli inferi vuol soprattutto dire che anche il passato è raggiunto da Gesù, che l’efficacia della redenzione non comincia nell’anno zero o trenta, ma va anche al passato, abbraccia il passato, tutti gli uomini di tutti i tempi.

I Padri dicono, con un’immagine molto bella, che Gesù prende per mano Adamo ed Eva, cioè l’umanità, e la guida avanti, la guida in alto. E crea così l’accesso a Dio, perché l’uomo, di per sé, non può arrivare fino all’altezza di Dio. Lui stesso, essendo uomo, prendendo in mano l’uomo, apre l’accesso, apre cosa?, la realtà che noi chiamiamo "cielo". Quindi questa discesa agli inferi, cioè nelle profondità dell’essere umano, nelle profondità del passato dell’umanità, è una parte essenziale della missione di Gesù, della sua missione di redentore, e non si applica a noi. La nostra vita è diversa, noi siamo già redenti dal Signore e noi arriviamo davanti al volto del Giudice, dopo la nostra morte, sotto lo sguardo di Gesù, e questo sguardo da una parte sarà purificante. Penso che tutti noi, in maggiore o minore misura, avremo bisogno di purificazione. Lo sguardo di Gesù ci purifica e poi ci rende capaci di vivere con Dio, di vivere con i santi, di vivere soprattutto in comunione con i nostri cari che ci hanno preceduto.

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